
Può sembrare anti-sportivo augurare all’Inter di perdere la finale.
Si potrebbe pensare che è lo sfogo di un romanista o di uno juventino che ce l’ha con Moratti, ma non è così.
Le ragioni stanno molto più a monte e riguardano l’organizzazione del nostro calcio.
Quattro anni fa scoppiata calciopoli in molti cominciarono a sperare in un calcio rifondato nei valori etici e che sarebbe cresciuto inseguendo e raggiungendo le leghe leader in europa (premiership inglese, bundesliga tedesca, liga spagnola).
Dopo quattro anni ci ritroviamo con stadi scomodi ed antiquati, con ultras che dettano alle società persino i risultati delle partite, si veda la Lazio di ieri sera, e la mancanza di programmazione delle società.
Per comprendere meglio quanto finora detto andiamo ad analizzare le quattro semifinaliste di Champions.
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BARCELLONA: non è solo una delle squadre più ricche del mondo, è anche una società capace di programmare il suo futuro. La squadra era al 90% con giocatori cresciuti nel vivaio interno e quindi con costi contenuti. Lo stadio è di proprietà e i ritorni economici vengono in buona parte dal merchandising, dal museo e da altre attività non collegate direttamente con la partita (leggi biglietti stadio)
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LIONE: come il Barça ha una capacità da leader in Francia nel marketing e nel vendere il proprio merchandising, ancora indietro nel vivaio riesce però a scovare campioni a basso costo in tutta europa rivendendoli poi a costi maggiori.
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BAYERN MONACO: ineccepibile dal punto di vista del bilancio, in Germania sono severe le regole della Bundeliga a riguardo, chi sgarra è in serie B. Per questo si vedono campioni venuti dalla primavera che si mescolano abilmente con stelle comprate da fuori che valorizzano l’intero organico e che permettono un salto di qualità e l’approdo alla finale di Madrid.
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INTER: ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli….
S.Siro sarà la scala del calcio ma i seggiolini sono tra i peggiori non sono all’altezza del nome che porta, prendete uno stadio tedesco qualsiasi guardate le foto e capirete che non è uno stadio all’avanguardia. La squadra è poi formata da quasi soli stranieri per i quali si è speso più di 150 miliardi delle vecchie lire, con risultati al di sotto delle aspettative, i prodotti della primavera vengono mal gestiti e quando si affermano (vedasi Balotelli) si è incapaci di indirizzarli correttamente. Insignificanti i ritorni dal merchandising, nulle altre voci di ritorni economici.
Un modello di gestione come questo con l’avvento del
FAIRPLAY FINANZIARIO non potrà essere vincente.
Il problema è che in Italia tutti dicono di voler cambiare modello di riferimento ma
pochi sono gli esempi di un cambio di rotta (
Milan, Roma per il taglio dei costi di personale; Lazio, Fiorentina per un progetto che porti a degli utili; Juventus per un progetto che porti ad un autofinanziamento capace di supportare ambizioni europee e mondiali)